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martedì 28 aprile 2015

COLESTEROLO e BROCCOLI, una COLLABORAZIONE POSITIVA !

Colesterolo e broccoli, una collaborazione positiva !


Due gruppi di ricerca inglesi e indipendenti (Institute of Food Research e Università di Reading,) hanno pubblicato sulla rivista scientifica Molecular Nutrition and Food Research i risultati di studi che evidenzierebbero un effetto benefico di una varietà di broccoli, particolarmente ricca di glucorafanina, sul livello di colesterolo cattivo LDL riducendolo del 6% 130 volontari hanno assunto per tre mesi 400 gr di broccoli alla settimana: il livello del colesterolo  cattivo LDL, misurato prima e dopo la cura, si è ridotto di circa il 6 %!
Trasferendo questi risultati sulla popolazione sana generale, si deduce che si potrebbe ottenere una riduzione del 6% della probabilità di eventi cardiovascolari, che conosciamo con il nome di malattia delle coronarie o infarto, delle carotidi, di ictus cerebrale e di arteriosclerosi.



La glucorafanina svolge la propria funzione agendo sui mitocondri, organi della “respirazione” cellulare che convertono in energia gli zuccheri e i grassi, che, se assunti in eccesso con l’alimentazione abituale, si accumulano sotto forma di colesterolo. Questo processo, a lungo andare, può provocare infiammazione della parete delle arterie e accelerarne l’invecchiamento naturale, causando aterosclerosi. Sembra che la glucorafanina, trasformandosi in sulforafano, sia in grado di contrastare questo processo, e di rimettere in equilibrio il metabolismo cellulare.
«Il colesterolo di per sé non è una sostanza nociva: se il suo livello normale nel sangue è intorno a 200 mg/dl, significa che all’organismo serve, altrimenti il suo livello normale sarebbe intorno a 10. Anzi, una parte del colesterolo è “buona”, ed è una straordinaria riserva di energia della quale le cellule hanno bisogno per funzionare: non solo, ma costituisce la materia base che le cellule utilizzano per rinnovarsi, che l’embrione utilizza per costruirsi, che il nostro corpo usa per produrre molte sostanze indispensabili, inclusi i nostri ormoni naturali.



Consumiamo il colesterolo cattivo LDL muovendoci

La frazione “cattiva” LDL invece è quella che consumiamo muovendoci e facendo attività fisica: se rimane a livelli troppo elevati e troppo a lungo, provoca infiammazione delle pareti delle arterie che reagiscono producendo placche aterosclerotiche e infine trombosi, che chiude le arterie e causa eventi drammatici come l’infarto, la malattia delle carotidi, l’ictus cerebrale, la malattia delle arterie delle gambe, detta anche malattia delle vetrine o arteriopatia periferica.
























«È importante capire quali meccanismi danneggiano le cellule del nostro corpo e quali le proteggono: senza esagerare, informandosi nel modo giusto e soprattutto non accontentandosi di conoscere, ma applicando i risultati della ricerca scientifica a nostro vantaggio. Consumiamo il colesterolo muovendoci, non solo prendendo farmaci, soprattutto se non abbiamo mai avuto eventi vascolari. Non dimentichiamoci inoltre che i broccoli sono ricchi di vitamina K, che può interferire con i meccanismi della coagulazione del sangue rendendo meno efficace l’azione di alcuni farmaci anticoagulanti, come i dicumarolici. Come sempre, i dati pubblicati su riviste scientifiche vanno interpretati e usati con buon senso, con l’aiuto del proprio medico. 





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lunedì 20 aprile 2015

Che fa BENE lo sai anche THE' !

Che fa bene lo sai anche 'the' !

Diversi studi hanno consacrato il the come una delle bevande più benefiche per la salute. In particolare le sue proprietà curative, da quelle antibatteriche e antivirali fino, addirittura a: Diversi studi hanno consacrato il the come una delle bevande più benefiche per la salute. In particolare le sue proprietà curative, da quelle antibatteriche e antivirali fino, addirittura, a quelle antitumorali, sono state riconosciute al tipo nero, verde e bianco. 




















































Quali sono i benefici del the sulla salute? 


Innanzitutto si devono distinguere i tipi di the perché ognuno ha caratteristiche differenti e proprietà diverse, ma, soprattutto, lavorazioni diverse. Quello che beviamo in Occidente è il the nero: le foglie, dopo essere state raccolte, sono scaldate all’aria per un giorno, arrotolate e fatte fermentare in luoghi umidi (un processo che fa perdere gran parte dei principi attivi della pianta). Se, invece, le stesse foglie vengono ‘lavate’ a vapore e subito seccate per impedire la fermentazione, si ottiene il the verde. Grazie a questa lavorazione al loro interno rimangono maggiori quantità di catechine e altri polifenoli (componenti più attivi e più salutari) e si perde un po’ di teina. 
 Quindi, il the nero che effetti ha? 

Il tipo nero, più diffuso in Occidente, sembra che riesca a svolgere numerose azioni benefiche per chi lo beve di frequente. Per esempio, riduce la carie se si risciacquano i denti con il the almeno 5 volte al giorno, tra i pasti principali, perché, grazie al fluoro che contiene e alla sua proprietà antibatterica naturale, contrasta i batteri della placca, la prima responsabile della formazione della carie. Non funziona, però, quello alla frutta o alle erbe che, viceversa, intacca lo smalto. Il the nero, poi, contrasta l’alitosi grazie ai polifenoli che contiene (da 16 a 250 microgrammi per millilitro) e che bloccano la formazione dei batteri responsabili dell’alito pesante generalmente causato da elevate quantità di composti volatili solforati e da sostanze chimiche prodotte dal metabolismo di alcuni batteri che si annidano tra il dente e la gengiva o sulla superficie della lingua. Il potere del the, però, dura solo 48 ore, quindi, per essere efficace, la cura dovrebbe prevedere almeno una tazza di the ogni due giorni. Infine, il the nero è in grado di distruggere alcuni virus umani come l’Herpes Simplex di tipo 1 (che causa la ‘febbre’ sulle labbra) e di tipo 2 (che causa l’infezione ai genitali) perché distrugge la loro membrana proteica esterna in pochi minuti. E’, invece, ancora in fase di studio una sua correlazione benefica con la salute delle arterie. 


E quello verde? 

Il the verde è tipico dei Paesi orientali e viene definito un vero concentrato di sostanze preziose. Secondo la tradizione orientale è necessario, per mantenere inalterati i principi attivi, prepararlo correttamente: l’acqua non deve mai essere versata bollente sulle foglie perché le deteriora e non si deve mai aggiungere latte perché la caseina rischia di neutralizzare i polifenoli. Questo the sembra che possa combattere oltre alla carie anche malattie di una certa serietà sempre grazie ai polifenoli che contiene, in particolare grazie a una categoria di sostanze che ne fanno parte e che si chiamano flavonoidi. Il the verde, quindi, disinfiamma l’intestino e, inoltre, previene i tumori perché queste sostanze, contenute in misura molto maggiore rispetto a quello nero, rallentano o bloccano la trasformazione delle cellule sane in tumori. Il the verde è attivo praticamente contro tutti i tipi di tumori, ma, in particolare, contro i tumori della mammella, dell’esofago, dei polmoni, della prostata e il melanoma. I flavonoidi, inoltre, grazie al loro potere antiossidante (che abbassa il colesterolo), proteggono dall’infarto e mantengono la pelle giovane e fresca perché combattono i radicali liberi. 





Quali sono le proprietà di quello bianco? 

Il the bianco deriva dalla fogliolina all’apice del fusto del the ed i germogli vengono raccolti prima che si schiudano in solo due giorni all’anno, solo due volte all’anno e solo in determinate condizioni climatiche. Questo rende il the bianco molto pregiato e anche molto caro. E’ prodotto in Cina e Sri Lanka in minime quantità, infatti non è facile reperirlo in Europa dove raggiunge prezzi proibitivi. Alcuni studi, ancora in fase sperimentale, affermano che ha la capacità di bloccare il deterioramento del DNA e la propensione di sviluppare e rafforzare il sistema immunitario. Contiene circa 230 componenti chimici tra i quali: teina, teobromina, polifenoli, vitamina H, K del gruppo B, calcio, ferro, fluoro. 




Il the fa bene a tutti allora? 

Fa bene a tutti e non ha valore calorico, ma chi soffre di stipsi o segue alimentazioni molto controllate come le donne spessissimo a dieta deve fare un minimo di attenzione perché il the può ridurre drasticamente l’assorbimento di ferro o calcio. Non è adatto, poi, a chi soffre di gastriti ipersecretive e di ulcera duodenale perché esercita un discreto stimolo sulla secrezione gastrica. 



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mercoledì 15 aprile 2015

COLON IRRITABILE , spesso è COLPA del GLUTINE

Colon irritabile, spesso è colpa anche del glutine !














È bene fare i controlli necessari per evitare disturbi curabili derivanti dal colon irritabile. In un caso su quattro infatti è solo una questione di sensibilità al glutine…
In un caso su quattro ciò che viene identificato come colon irritabile ritrova una causa specifica nella sensibilità al glutine non celiaca con sintomi che possono essere comuni ad entrambe e che regrediscono alla sospensione dell’assunzione con la dieta di pane e pasta. Non sempre infatti le coliti sono l'espressione di una sindrome del colon irritabile. Nel 5% dei casi a essere responsabile di quei sintomi e di altre alterazioni del funzionamento dell'apparato intestinale è il glutine. Il dato è diffuso dall'Aigo, l'Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti ospedalieri, a conclusione di uno studio condotto per individuare la diffusione della sensibilità al glutine.



Nell'ambito della ricerca, per tre settimane il team ha eliminato dalla dieta dei pazienti coinvolti gli alimenti contenenti glutine, il complesso proteico presente in diversi cereali, dal frumento all'orzo e, di conseguenza, in tantissimi alimenti. Senza questi cibi i sintomi scomparivano per poi fare una nuova comparsa nei pazienti che li avessero riassunti. Pertanto, è possibile ipotizzare il ricorso a un trattamento basato sull'alimentazione per le persone sensibili al glutine.



Eliminare del tutto i cibi contenenti glutine è l'unica terapia in grado di garantire un buono stato di salute a chi soffre di celiachial'intolleranza permanente a questa sostanza. Distinta dalla celiachia, che in Italia colpisce una persona su cento secondo l'Aic, Associazione italiana celiachia, è però la sensibilità al glutine. Questo disturbo, all'attenzione della comunità scientifica negli ultimi anni, è sempre causato dal glutine ma non colpisce né persone celiache né allergiche al grano. Secondo le stime citate dall'Aigo, colpirebbe tra il 5 e il 10% della popolazione.


La sensibilità al glutine, una patologia in crescita

«La sensibilità al glutine è emersa come nuova patologia negli ultimi anni, con una gamma di sintomi comuni anche alla celiachia e ad altri disturbi dell'apparato intestinale. Questi sintomi regrediscono se si sospende l'assunzione di glutine per 6/8 settimane», sottolinea la dottoressa Paoletta Preatoni, gastroenterologa ed endoscopista digestiva di Humanitas.
Come ci si comporta di fronte a un paziente che lamenta questi sintomi, come i dolori addominali, e che nota un miglioramento se smette di mangiare pane o pasta? «Per prima cosa si effettuano i test per escludere la celiachia e l'allergia al grano. Poi si cerca di individuare il motivo che scatena questi sintomi», aggiunge.



Tuttavia i meccanismi alla base della sensibilità al glutine sono ancora sconosciuti. «La ricerca si sta impegnando nella individuazione delle cause. Sono state avanzate diverse ipotesi su quale sostanza contenuta negli alimenti possa essere considerata responsabile dei sintomi rilevati. Oltre alla gliadina, infatti, ci potrebbero essere altre sostanze contenute nel frumento, nella segale e nell'orzo che fungono da trigger, per esempio gli oligosaccaridi e disaccaridi che vengono fermentati in maniera anomale dal microbiota intestinale che sappiamo essere alterato nei pazienti con sindrome dell'intestino irritabile», conclude la specialista.

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