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domenica 27 settembre 2015

La RISCOPERTA della VITAMINA D un RIMEDIO per tanti MALESSERI !


LA RISCOPERTA DELLA VITAMINA D un RIMEDIO per tanti MALESSERI !


















Oggi, circa 1 miliardo di persone nel mondo hanno un deficit di Vitamina D, il 50% degli anziani ne è carente (ma il deficit si manifesta anche in età pediatrica). 

L’insufficienza di vitamina D interessa circa il 50% dei giovani nei mesi invernali. La condizione carenziale aumenta con l’avanzare dell’età sino ad interessare la quasi totalità della popolazione anziana italiana che non assume supplementi di vitamina D. La popolazione italiana è tra quelle con i più bassi livelli sierici di Vitamina D in Europa.



Cosa è la vitamina D

La vitamina D è un gruppo di pro-ormone liposolubile costituito da 5 diverse vitamine, D1, D2, D3, D4, D5 

Come viene prodotta ?

La produzione della vitamina D è in buona parte endogena[autoprodotta dall’organismo, ndr]. Grazie alla sintesi cutanea durante l’esposizione ai raggi UVB, l’80% del fabbisogno di vitamina D è garantito dall’irradiazione solare, la sintesi della vitamina D3 si verifica nei cheratinociti e deriva dal suo precursore 7-deidrocolesterolo in grandi quantità nella cute dell’uomo. Il 7-deidrossicolesterolo viene convertito in provitamina D3 dall’azione della luce solare. La provitamina D3 si converte spontaneamente in vitamina D3 (colecalciferolo) in circa 3 giorni. L’apporto esogeno in genere è piuttosto scarso (basse dosi e in un numero limitato di alimenti:pesci grassi, latte, uova).



Il sole è rilevante

La vitamina D prodotta in seguito all’esposizione solare, viene immagazzinata per essere utilizzata al bisogno nel tessuto adiposo e nel fegato  (si lega ad una specifica proteina di trasporto – DBP, Vitamin D Binding Protein).



Per chi ha delle cognizioni di chimica, il primo stadio dell’attivazione metabolica della vitamina D3 consiste nell’idrossilazione, a livello epatico, del carbonio 25 (25OHD3 25-idrossicolecalciferolo, calcifediolo o calcidiolo). La 25OHD3 prodotta a livello epatico, si lega nuovamente alla DBP ritornando nel circolo sanguigno e trasportata a livello renale può essere o attivata, attraverso l’idrossilazione in posizione 1, in 1,25 diidrossivitamina D (1,25OH2D3, 1,25 diidrossicolecalciferolo o calcitriolo) o degradata, attraverso l’idrossilazione in posizione 24, in 24,25 diidrossivitamina D (24,25OH2D3).



Come agisce dentro la cellula

L’aspetto interessante della Vitamina D è che esplica un ampio spettro di azioni con uno specifico recettore: vitamin D receptor (VDR). Questo recettore VDR, interagendo con la Vitamina D è in grado di sviluppare immediati effetti benefici cellulari. Con l’aumento dell’età si riducono i recettori cellulari VDR e la capacità di sintesi cutanea della Vitamina D dopo l’ esposizione ai raggi ultravioletti B.



Fattori che incidono sulla carenza della                

vitamina D 

Sono fondamentalmente demografici (colpisce soprattutto le donne, i bambini e gli anziani), ambientali ( la latitudine, le variazioni stagionali, alcune patologie quali celiachia, malassorbimento, uso di steroidi (nell’artrite reumatoide – allergie), insufficienza renale ed epatica, patologie della tiroide.




Quale è la forma migliore della vitamina D ?

Le ultime linee guida della Società Italiana del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMS) consigliano di usare il colecalciferolo (vitamina D3) per una sua buona maneggevolezza, tollerabilità e duttilità nella somministrazione. La vitamina D3 risulta più efficace della D2 ed ha un’azione più rapida se somministrata per orale piuttosto che per via intramuscolare.

Quali i valori ematici di riferimento ?

La vitamina D si misura quantificando i livelli di 25(OH)D presenti nel sangue ed esprimendo la sua concentrazione in nanogrammi per millilitro (ng/ml). Una sua carenza è rilevabile da un livello di <20 ng/ml (<50 nmol/L)






















La tossicità della vitamina D

Contrariamente a quanto si pensa, la tossicità della Vitamina D è un evento raro: rilevata solo in soggetti esposti ad assunzione di supplementi ad altissimo dosaggio. La prolungata esposizione al sole non può provocare intossicazione da Vitamina D3 perché ogni eventuale eccesso viene distrutto dalla luce solare. Bastano 20 minuti al giorno di esposizione al sole, per chi ha la pelle chiara, per sintetizzare livelli sufficienti di vitamina D.



Funzioni della vitamina D                                     

Recenti studi hanno potuto evidenziare che, a parte il ruolo che la riguarda nel tessuto osseo, si è visto che essa svolge un’azione importante nella proliferazione e nella differenziazione cellulare, con un potenziale meccanismo benefico in numerose patologie, quali cancro, malattie immunitarie, diabete, ipertensione e scompenso cardiaco.



Vitamina D e diabete

I dati ottenuti da uno studio supportano l’ipotesi che buoni livelli di vitamina D circolante riducono il rischio di sviluppare diabete di tipo 2. In un altro studio, alcuni pazienti trattati con vitamina D3, in aggiunta alla terapia insulinica, hanno visto ritardare la distruzione autoimmune delle cellule β del pancreas che caratterizza il Diabete di tipo 1.

Vitamina D e infezioni virali e batteriche

La vitamina D è anche coinvolta nei processi di controllo della proliferazione e della differenziazione cellulare, nonché nella immuno-modulazione.

Vitamina D e Morbo di Parkinson

Dai dati ottenuti da uno studio è stato possibile osservare che i pazienti con valori maggiori di vitamina D presentavano un rischio ridotto di andare incontro alla malattia. Questi risultati sono coerenti con l’ipotesi che alti livelli di vitamina D possano fornire protezione contro il Morbo di Parkinson.

Vitamina D e depressione

Dai dati ottenuti, è possibile osservare una stretta associazione tra depressione e bassi livelli di vitamina D nei partecipanti allo studio, soprattutto nei soggetti con precedente storia di depressione. Sulla base di questi risultati emerge la necessità di effettuare studi clinici per valutare l’effetto della supplementazione di vitamina D nei soggetti depressi.

Vitamina D e cancro mammario                            

In donne in post-menopausa, i livelli sierici di 25(OH)D sono risultati inversamente correlati al rischio di cancro al seno .


Vitamina D e vitamina A una coppia perfetta


La vitamina A e la vitamina D sono sostanze che ci proteggono da infezioni, malattie autoimmuni e tumori; la vitamina D3 si lega ad alcuni recettori (chiamati VDR) presenti nel citoplasma delle cellule. La vitamina A si lega al recettore citoplasmatico (chiamato RXR) . Quando i due recettori (VDR ed RXR) si legano rispettivamente alla vitamina D-3 ed alla vitamina A, formano un dimero VBR-RXR che penetra nel nucleo e stimola il DNA ad esprimere una serie di proteine, alcune delle quali hanno la funzione di bloccare la differenziazione cellulare e quindi il rischio di tumori.



Cosa possiamo fare per prevenire la sua carenza ?                       

E’ necessario valutare la 25(OH)D, che non dovrà attestarsi sotto la soglia minima (inferiore a 30 ng/ml) ed eventualmente intervenire con una supplementazione orale, che si è dimostrata migliore di quella intramuscolare. Va ricordato comunque, che una supplementazione efficace per alcune patologie (LES Lupus Eritematoso) si è dimostrata essere di 50.000 U.I. al mese ( maggiore rispetto al trattamento standard di 25.000 U.I.).

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Integratore alimentare di Calcio e Magnesio con Vitamina D3

Indicazioni: KAL-MAG PLUS D è un integratore alimentare di calcio, magnesio e vitamina D3 ed è utile nei casi di insufficiente apporto con la dieta o di aumentato fabbisogno di tali nutrienti, inoltre, grazie alla presenza del calcio e della vitamina D3 il prodotto contribuisce al fisiologico trofismo osseo.

Ingredienti: carbonato di calcio, idrossido di magnesio, cellulosa microcristallina, sodio carbossi-metilcellulosa, antiagglomeranti: acido stearico, stearato di calcio, diossido di silicio, vitamina D3 (colecalciferolo).

Modalità d’uso: 3 compresse al giorno con un bicchiere d’acqua.
Non superare la dose giornaliera consigliata.
Gli integratori alimentari non devono essere considerati sostituti di una dieta variata ed equilibrata e di uno stile di vita sano.

Conservare in luogo fresco e asciutto fuori dalla portata dei bambini inferiori a 3 anni.

Informazioni nutrizionali:
Dose giornaliera  
(3 compresse)
Calcio
Magnesio
Vitamina D3
(°) : RDA = fabbisogno giornaliero raccomandato
 



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venerdì 25 settembre 2015

MELOGRANO : proprietà antiossidanti e . . . .

FORSE NON SAPEVI CHE..
Scopriamo la prima proprietà del melograno!!! 
1) EFFETTO ANTIETA':
i melograni sono ricchi di antiossidanti e presentano un alto livello di assorbimento dei radicali liberi, secondo la scala di misurazione del Department of Agriculture statunitense. Sono quindi indicati come un alimento prezioso per il loro effetto antietà.
FORSE NON SAPEVI CHE..
Ecco la seconda proprietà del melograno!!!
2) PROTEZIONE DEI RENI:
una ricerca pubblicata di recente sulla rivista Renal Failure mostra come l'estratto di melograno possa contribuire a prevenire il danneggiamento dei reni. In particolare il melograno conterrebbe delle sostanze in grado di proteggere i nostri reni dalle tossine ritenute pericolose.
FORSE NON SAPEVI CHE...
E oggi scopriamo la terza proprietà del melograno!!!
3) E' fondamentale per il FEGATO!
Rigenerazione del fegato: una nuova ricerca pubblicata tra le pagine della rivista scientifica Toxicology and Industrial Health ha mostrato come il succo di melograno non solo sia in grado di proteggere il fegato, ma anche di contribuire alla sua rigenerazione dopo che l'organo ha purtroppo subito gravi danni.
FORSE NON SAPEVI CHE...
E siamo alla quarta proprietà, molto utile in questo periodo!!!
4) SISTEMA IMMUNITARIO il melograno si rivela benefico per il nostro sistema immunitario per via del suo elevato contenuto vitaminico, con particolare riferimento alla vitamina C, indispensabile nel periodo autunnale e invernale dell'anno per proteggerci da malanni come l'influenza e il raffreddore.
FORSE NON SAPEVI CHE...
Attenzione siamo a metà del nostro viaggio nel mondo dei benefici del melograno!!!
5) ALLERGIE il melograno è ricco di sostanze che possono contribuire a proteggerci dalle allergie, secondo quanto dimostrato dalle più recenti ricerche. Esse vengono denominate polifenoli e sembrano avere un ruolo fondamentale nel ridurre i processi biochimici che sono correlati alla comparsa delle allergie.

domenica 13 settembre 2015

ARTROSI e ARTRITE REUMATOIDE prevenzione e cura

ARTROSI E ARTRITE  REMAUTOIDE

Artrosi e artrite remautoide  causano una degradazione della cartilagine delle articolazioni

Quando si parla di artrosi e di artrite reumatoide si tende a fare confusione tra le due malattie, perché entrambe coinvolgono le articolazionidelle ossa registrando un decorso invalidante e progressivo similare.
Le differenze sostanziali tra le artrosi e di artrite reumatoide riguardano le cause che portano all' insorgenza della malattia ed il suo decorso clinico.
L' artrosi è di origine degenerativa e coinvolge essenzialmente la cartilagine che riveste le due estremità fosse mentre l' artrite reumatoide è di tipo infiammatorio autoimmune e coinvolge la membrana sinoviale.

Altro modo per distinguerle è la comparsa dei sintomi. Infatti l’artrite remautoide si manifesta di notte (quando è più attivo il sistema immunitario) e l’artrosi la mattina appena ci si alza.


Vediamo innanzi tutto, in sintesi (prima di entrare nel particolare delle due patologie), come funziona la struttura sinoviale di un ginocchio (non entriamo nel merito di tutta l’articolazione). Nella foto potete osservare che le estremità delle due ossa sono ricoperte di cartilagine e sono racchiuse nella membrana sinoviale, circondata a sua volta dalla capsula articolare. 
Le cartilagini pur toccandosi, sono separate tra di loro dal liquido sinoviale racchiuso dalla membrana.
La cartilagine (chiamata ialina) è morbida, elastica e svolge la funzione di assorbire gli urti, riducendo l’attrito tra le due ossa. Essa è costituita da matrice extracellulare contenente collagene, proteoglicani (specie di spugne che assorbono acqua), Gag, acqua e da cellule denominate condrociti. Il tessuto non è vascolarizzato, quindi il nutrimento avviene grazie all’opera delle cellule della membrana sinoviale (servite da piccoli capillari) che immettono nel liquido sinoviale i nutrienti (e ossigeno), filtrando le scorie.
La cartilagine, quando aumenta il carico (pressione sul ginocchio), si contrae, facendo uscire l’acqua (trattenuta dai proteoglicani). Terminato il carico, recupera di nuovo i liquidi.
Approfondiamo l’artrosi e l’artrite remautoide.

L’artrosi

Come abbiamo accennato l’artrosi è una malattia degenerativa, che coinvolge le articolazioni in genere e solo in Italia interessa più di 4.000.000 di persone. L'artrosi è considerata la malattia più debilitante della vecchiaia e si manifesta nel 70% della popolazione alle mani, nel 40% ai piedi, nel 10% alle ginocchia e nel 3% alle anche. Per quanto riguarda la colonna vertebrale, anche se in forma più lieve, l'artrite riguarda quasi tutta la popolazione (causa della diminuzione di statura con l’avanzare dell’età). 
Sostanzialmente l'artrite è una degradazione delle cartilagini che ricoprono le due ossa dell’articolazione che quindi rimangono scoperte; l’osso al disotto (fino a quel momento protetto dalla cartilagine) inizia a crescere in maniera irregolare, fino al punto da neutralizzare la funzionalità delle articolazioni. Tali operazioni sono accompagnate da deformazioni ossee (come i “Nodi di Heberden” alle dita), infiammazioni e dolori, che alla fine impediscono il movimento.




Come inizia  l' artrosi ? 

Tutto ha inizio dal liquido sinoviale, dal quale dipende il corretto nutrimento delle cartilagini ed il loro buono stato di salute. Difatti tale siero acquoso è composto di acido ialuronico (prodotto dalle cellule sinoviociti B, presenti sulla membrana sinoviale), nel quale sono presenti  i sinoviociti A, macrofagi deputati a controllare ed eliminare eventuali forme batteriche. Il siero è preposto anche a trasportare il nutrimento alle cellule condrociti (presenti nella matrice della cartilagine) ed all’espulsione dei cataboliti acidi e di altre scorie varie.
La cartilagine,  come tutti i tessuti del nostro corpo, è in continua fase di modellamento, ovvero subisce un’azione catabolica (della struttura del collagene) ed una fase anabolica di ricostruzione. Lo smantellamento delle proteine fibrose (collagene) è operato dagli enzimi chiamati metalloproteasi che sono liberati nel liquido sinoviale dalle cellule sinoviali B, mentre la ricostruzione è eseguita dalle cellule condrociti. Tale operazione, perfettamente in equilibrio, è un processo necessario per mantenere efficiente la matrice extracellulare che compone la cartilagine.
Il problema inizia a manifestarsi quando le cellule sinoviali A, credendo di rispondere ad un attacco batterico, producono troppe citochine, in grado di richiamare nel liquido anche i linfociti T e B. Iniziata l’infiammazione ciò comporta l’aumento del liquido sinoviale e la riduzione dell’acido ialuronico.
Le cellule sinoviali B producono una massiccia quantità di metalloproteasi (contrastano le infezioni), che attaccano la matrice della cartilagine, causando il rammollimento superficiale e la fibrillazione cartilaginea lesioni e fessurazioni vere e proprie.


Le cellule condrociti, in caso d’infezione rallentano la loro capacità di sintetizzare nuova cartilagine e, a seguito dello stress subito, iniziano anch’esse a produrre NO (ossido di azoto), aumentando lo stato infiammatorio. I danni alla cartilagine non riescono ad essere riparati, in quanto il peggioramento della composizione del liquido sinoviale (mancanza di ossigeno ed aumento delle scorie) provoca l’apoptosi delle cellule condrociti.
Infine le cellule osteoblasti, presenti nella matrice dell’osso, iniziano a costruire nuovo tessuto osseo, vanificando qualsiasi possibilità di ripristinare il regolare funzionamento dell’articolazione.
Uno dei motivi scatenanti dell’iper reazione delle cellule sinoviali B, nel produrre citochine infiammatorie, riguarda la presenza di radicali liberi ed Ages. Inoltre, secondo studi recenti, anche l’artrite potrebbe avere un’origine come malattia autoimmune, dovuta all’attività delle cellule sinoviali B.

L’artrite remautoide

Come abbiamo accennato l’artrite remautoide ha un’origine autoimmune e coinvolge la membrana sinoviale. La degradazione delle cartilagini rappresenta solo l’ultima conseguenza di un peggioramento strutturale di tutta l’articolazione.

Esistono più di cento tipi diversi di 

artrite.
Tra le più comuni ricordiamo quella artrite gottosa (derivata dalla gotta), artrite psoriasica (conseguenza della psoriasi) e soprattutto la più conosciuta, l’artrite reumatoide, considerata una vera e propria emergenza sanitaria nazionale. Difatti artrite remautoide coinvolge circa lo 0,6% della popolazione italiana e sfortunatamente è molto invalidante. Colpisce maggiormente le persone dai 35 ai 50 anni, rendendo inabili al lavoro il 50% delle persone colpite entro dieci anni dalla comparsa, diminuendo l’aspettativa di vita dai tre ai sette anni.
L’artrite remautoide  è una malattia autoimmune per eccellenza, difatti il nostro sistema immunitario agisce direttamente contro i tessuti che compongono l’articolazione (la membrana sinoviale in primis), trasformandosi in infezione cronica (patologia simile all’infiammazione cronica). Inizialmente l'artrite remautoide si presenta con dei sintomi legati alle articolazioni come la rigidità, il dolore e la tumefazione ma poi peggiora, degradando le cartilagini dell’osso sottostante. La malattia coinvolge anche altre parti del corpo, come gli occhi (cataratta), i polmoni (pleuriti e pericarditi) ed i vasi sanguigni (aterosclerosi), divenendo in realtà un’infiammazione cronica.
Le cause riconducibili a tale patologia sono di origine alimentare. Diversi studi hanno evidenziato un collegamento tra la disbiosi intestinale e l’artrite remautoide.
Infatti l’infiammazione cronica promossa dalla disbiosi causa la maturazione delle cellule dendritiche, le quali attivano il sistema immunitario contro i tessuti del nostro stesso corpo.

 

Il consumo di amidi e zuccheri può causare l'artrosi


L’artrosi è una delle malattie più invalidanti dell’essere umano, assolutamente sconosciuta nel mondo animale.
Avete mai sentito parlare di un leone con le zampe deformate dall’artrosi?
Probabilmente un medico tenterà di giustificare l’insorgenza dell’artrosi, ponendo nell’altro piatto della bilancia l’allungamento della vita, adducendo come “conseguenza naturale” la sofferenza di tale patologia. Una conseguenza così nefasta è però smentita nella pratica da quelle popolazioni molto longeve, che non soffrono di artrite.
Come già accade per altre patologie, possiamo imputare la degenerazione delle nostre cartilagini all’uso smodato dei carboidrati nella nostra dieta. Bisogna sottolineare che le cartilagini sono tessuti come tutti gli altri e subiscono ogni giorno una fase catabolica ed una fase anabolica.
L’aumento dell’acidosi tissutale e dell’infiammazione cronica crea un disequilibrio anche nella cartilagine e di conseguenza alle cellule che la compongono.
La produzione delle citochine all’interno del liquido sinoviale (dovuta allo stress cellulare), causa una superproduzione di metalloproteasi da parte delle cellule sinoviali. Questa azione viene attivata per contrastare eventuali attacchi batterici, ma il perdurare dell’infiammazione causa la produzione di radicali liberi. L’eccessivo stress causato alle cellule sinoviociti B, causa la loro morte e quindi il calo della produzione di acido ialuronico. La degenerazione della matrice della cartilagine, il rammollimento superficiale e la fibrillazione cartilaginea (cambio dell’aspetto della superficie) causa l’esposizione dell’osso sottostante che incomincia a crescere irregolarmente. Con il progredire della malattia viene vanificata qualsiasi possibilità di ripristinare la funzionalità dell’articolazione. 
Al contrario, un’alimentazione ricca di proteine, fornisce gli aminoacidi necessari alla ricostruzione della cartilagine (in stato di sol). Alimenti come frutta e verdura sono invece ricchi di antiossidanti (e di altri elementi come sali minerali e vitamine), inertizzatori di radicali liberi e capaci altresì di diminuire la flogosi (infiammazione) all’interno del liquido sinoviale.

Il consumo di amidi e zuccheri può 

causare l'artrite remautoide

L’artrite remautoide è una malattia autoimmune, dipendente dal nostro sistema immunitario che incomincia ad uccidere le cellule presenti nelle cartilagini ed in altri tessuti. L’artrite remautoide coinvolge persone giovani (dai 35 ai 50 anni) e non può essere considerata una malattia della vecchiaia, ma una patologia legata al nostro sistema immunitario.
Ancora una volta, il nostro corpo, macchina perfetta dell’evoluzione, incomincia ad auto distruggersi. Ciò dipende, come potete immaginare dal consumo smodato di carboidrati complessi come pasta, riso, fagioli e patate.
I carboidrati complessi sono la causa della Sibo (rif. pag. 287) e della Leaky Gut Syndrome (rif. pag. 287), comportando un aumento dell’attività immunitaria del nostro corpo. Ricorderete il ruolo che ricoprono le cellule dendritiche nel regolare il nostro sistema immunitario. Dipende infatti da queste cellule “la decisione”, se la presenza di alcuni peptidi sia meritevole di un’azione tollerante (non attivando i linfociti) o se al contrario sia necessaria la proliferazione dei linfociti (per contrastare un’invasione batterica o virale).
L’infiammazione causata dai carboidrati attiva la produzione di citochine infiammatorie (tramite l’istamina che richiama in loco i mastociti).
La presenza di molecole infiammatorie inganna le cellule dendritiche che credono sia in atto un’invasione e quindi reagiscono attivando i linfociti.
L’iper attività dei linfociti può indurre una risposta immunitaria contro i peptidi del polline (in questo caso si parla di allergia) o appartenere ad un alimento mal digerito (intolleranza alimentare). Quando queste proteine sono simili a tessuti del nostro corpo (con i quali hanno una certa affinità) i linfociti, a quel punto, aggrediscono anche i nostri tessuti.
Solamente ripristinare l’integrità della parete dell’intestino tenue (enterociti) e riportare l’equilibrio nella flora intestinale, può diminuire la flogosi e risolvere la malattia.



L’integrazione può essere un valido aiuto per prevenire e curare l’artrosi su diversi fronti.

1) I seguenti micronutrienti risultano molto utili a contrastare l’artrosi remautoide:
- Gli omega 3 contrastano l’azione degli eicosanoidi cattivi prodotti dagli omega 6 prodotti durante le fasi infiammatorie dell’artrosi remautoide.
- La metionina è molto importante nel trattamento delle artrosi perché aumenta l’impulso alla produzione endogena dello zolfo (necessario nelle cartilagini). Molti studi hanno confermato che i malati di artrite hanno una quantità di zolfo, tre volte inferiore alle persone sane.
- La curcuma in uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicines, si conferma molto efficace per il trattamento dell’artrosi remautoide  al ginocchio, perchè ne diminuisce l’infiammazione. Difatti riesce a ridurre la produzione degli eicosanoidi cattivi, inibendo l’enzima Cox 2.
- La cannella ha proprietà antiinfiammatorie che trovano riscontro anche nell’alleviare i sintomi dell’artrosi remautoide (diminuzione del dolore e minore infiammazione).
- Lo zenzero ha funzioni antiinfiammatorie paragonabili a quello dei fans (aspirina) nelle infiammazioni ossee, articolari e muscolari, senza però avere le controindicazioni caratteristiche.
- I chiodi di garofano annoverano capacità antiinfiammatorie ed analgesiche molto utili per contrastare gli stati infiammatori .
2) Contrastare la formazione di acidosi del corpo, vista la diretta correlazione tra questo stato patologico e la malattia dall’artrosi remautoide. 
Elenco dei nutrienti necessari: vitamina D,  calcio.
Le spiegazioni sul loro effetto le trovate nel capitolo “L’acidosi tissutale e l’integrazione”.
3) Contrastare l’infiammazione cronica del nostro corpo vista la diretta correlazione tra questo stato patologico e l’artrosi.
Elenco dei nutrienti necessari: vitamina D, omega 3, potassio.


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3) Contrastare l’infiammazione cronica del nostro corpo vista la diretta correlazione tra questo stato patologico e l’artrosi.
Elenco dei nutrienti necessari: vitamina D, omega 3, potassio.

4) Aumentare la capacità anabolica del nostro corpo in modo da rafforzare e ricostruire le cartilagini.                   
Elenco dei nutrienti necessari: lisina, ornitina, prolina, glutammina, arginina, tirosina, vitamina C, vitamina D, melatonina.                                                             
Le spiegazioni sul loro effetto le trovate nel capitolo “La sarcopenia e l’integrazione”.
5) Contrastare la formazione di radicali liberi che sono direttamente responsabili dell’attività infiammatoria coincidente con la formazione e la progressione dell’artrosi.                               
Elenco dei nutrienti necessari: esperidina, picnogenolo, quercetina, resveratrolo, epigallocatechina gallato, chiodi di garofano, origano, cannella, pepe nero, curcuma, taurina, N-acetil cisteina, molibdeno, selenio, cromo, coenzima Q10, acido alphalipoico, vitamina E, vitamina C, vitamina A.
Il migliore integratore naturale al mondo di vitamina A  è: 

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L’integrazione può essere un valido aiuto per prevenire e curare l’artrite agendo su diversi fronti.

1) Integrare i seguenti micronutrienti per la loro efficacia nel trattamento dell’artrite:
- La vitamina D per la sua efficacia dimostrata nel modulare la risposta immunitaria (è utilizzata per la cura di tale patologia) impedendo ai linfociti distruggano le nostre stesse proteine.
Il migliore integratore naturale al mondo è :

- Gli omega 3 sono grassi fondamentali per contrastare gli eicosanoidi cattivi (generati dagli omega 6), prodotti durante le fasi infiammatorie dell’artrite.



- La vitamina B3 è utilizzata per migliorare la mobilità delle articolazioni nei casi di artrite, ottenendo anche una riduzione del dolore e delle rigidità.
- La vitamina B9, secondo alcuni studi allevia i sintomi dell’artrite.





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contiene tutto il gruppo della vitamina B 
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- Il rame secondo alcuni studi ha dato esito positivo nel trattamento dell’artrite reumatoide.
- Il calcio è usato per la cura dell’artrite, perchè è la materia prima che utilizzano i fibroclasti per ricostruire l’osso.
- Il picnogenolo è un’importante antiinfiammatorio nel trattamento di diverse forme di artrite, capace di svolgere anche un’azione riparatrice sul collagene danneggiato del tessuto connettivo.
- Lo zenzero secondo una ricerca farmacologica svolge una funzione comparabile a quella dei fans (aspirina) nelle infiammazioni ossee e articolari, risultando quindi molto utile nella cura dell’artrite.
- I chiodi di garofano svolgono una funzione antinfiammatoria che agisce come regolatore dell’azione flogistica dei macrociti, responsabile dell’artrite reumatoide.
2) Contrastando le malattie dell’intestino quali la disbiosi, la Sibo e la permeabilità intestinale, vista la stretta relazione che hanno queste patologie con l’artrite.
Elenco dei nutrienti necessari: vitamina B9, chiodi di garofano, origano, zenzero, cannella, pepe nero.
Le spiegazioni sul loro effetto le potete trovare nel capitolo “Le malattie intestinali e l’integrazione”.
3) Contrastando la produzione di radicali liberi, prodotti durante le fasi infiammatorie dell’artrite e che ne peggiorano lo stato.
Elenco dei nutrienti necessari: esperidina, picnogenolo, quercetina, resveratrolo, epigallocatechina gallato, chiodi di garofano, origano, cannella, pepe nero, curcuma, taurina, N-acetil cisteina, molibdeno, selenio, cromo, coenzima Q10, acido alphalipoico, vitamina E, vitamina C, vitamina A.



 



























Per combattere l' artrosi e l' artrite reumatoide oltre agli 
integratori sopra citati si consiglia un ciclo di 3 mesi da 
ripetere 3 volte con intervalli di 1 mese di :
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